Le Supplici di Eschilo, tragedia che verrà rappresentata al Teatro greco di Siracusa nei mesi di maggio e Giugno 2015, rivelano una grande Verità: la DEMOCRAZIA é la ” mano sovrana del popolo (demou kratousa Xeir)”, e il popolo argivo, giusto e pio, interpellato dal sovrano Pelasgo, decide democraticamente di offrire ospitalità alle 50 figlie di Danao, che, supplici, fuggono dai cugini assai violenti.

La Giustizia segua tali leggi:

  • Risolva i conflitti in modo incruento
  • Onori gli Dei
  • Rispetti i genitori (vv.707)

I versi delle tragedie greche “incantano”.
Incanto come dis-velamento.
Un canto (il canere latino e il kalein dei greci) che è il risuonare intenso e continuo della Voce interiore, che, modulando suoni e segni, annunzia spiega insegna.
E il poeta latino Ovidio scrive: “ …quae diu latuere,canam…”, insegnerò cose rimaste per lungo tempo ignote.
Una possibile occasione per la Conoscenza del Vero? Non importa. Importa lasciarsi cullare dal canto che sa modulare i battiti del cuore e della mente, che pochi sanno decifrare: i disincantati.

Quando – accade raramente, ma accade – l’occhio della tua mente si dis-trae e non t’avvedi che la tazzina fedele è lì con il caffè spumeggiante e che la brezza accarezza i capelli perché la tendina cede benevola il passo, eh…sì… in quell’attimo l’attorno svapora, quell’attimo divorzia col Tempo e tu veleggi ed entri nei meandri fondi ove non abitano codicilli né lo scettro accompagna i potenti.
Lì c’è Mnemosine, mamma di tutte le arti. E’ proprio lei a sventagliare all’operaio della penna Memorie, immagini algide o sfavillanti, immagini riposte ma mai cancellate.
In quel buio labirinto, perduto o sperduto ma necessario per il salvataggio di sé e dei tanti che sonnecchiano, s’intrufola l’abile artista e va, va per sentieri tortuosi, per boscaglie ove – nessuna risposta a tale perché – affiora un barlume, ove un tonfo stona l’udito e tu leggi il chiaroscuro che ti fa dire di sì sì sì al mondo, anche a quello coperto di rovi e di ossa trucidate e sconci liquami.
Ora…un’immagine si stacca dal fondo – mirabile incanto dell’Eterno – s’accosta al foglio e lo impiastra di morfemi che danzano al ritmo del cuore, mentre l’abile regista dirige le pause.
E in ogni pausa la luce di un buio sempre più fitto.